Sindrome della Cuffia dei Rotatori

Sindrome della cuffia dei rotatori

Ultimi aggiornamenti: 2015

Con sindrome della cuffia dei rotatori ci si riferisce a un variegato quadro patologico composto da diverse manifestazioni cliniche:

  • tendinopatia della cuffia dei rotatori

  • borsite sub-acromiale (borsite della spalla)

  • rottura della cuffia dei rotatori.

La locuzione “cuffia dei rotatori” sottintende il sistema muscolo-tendineo più importante della spalla (per approfondimenti si consulti il nostro articolo Anatomia della spalla). Il sistema della cuffia dei rotatori è formato da quattro muscoli (sopraspinato, infraspinato, piccolo rotondo e sottoscapolare).

I compiti principali della cuffia dei rotatori sono sostanzialmente due:

  • stabilizzare l’arto superiore al cingolo scapolo-omerale

  • consentire, in collaborazione con il muscolo deltoide, i movimenti di abduzione e rotazione dell’articolazione scapolo-omerale.

Cause della sindrome della cuffia dei rotatori

I fattori che possono scatenare una sindrome della cuffia dei rotatori possono essere molteplici; in alcuni casi la patologia è dovuta alla forma e allo spessore dell’acromion, la parte superiore dell’osso della scapola; talvolta, infatti, l’acromion presenta una protuberanza sulla sua estremità anteriore e vi è la possibilità, quando si alza il braccio, che via sia un attrito tra essa e la superficie della cuffia dei rotatori, attrito che, a lungo andare, provoca la cosiddetta sindrome da conflitto della cuffia dei rotatori (anche sindrome da conflitto sub-acromiale o impingement sub-acromiale).

Particolari predisposizioni anatomiche possono essere aggravate dal tipo di professione che il soggetto svolge e che, per le sue caratteristiche, costringe al sollevamento delle braccia (imbianchini, muratori, traslocatori ecc.).

Oltre a determinate attività lavorative vi sono molte discipline sportive in cui la spalla è sottoposta a un sovraccarico funzionale; ciò è tipico di quegli sport nei quali si fa un uso ripetitivo o comunque intenso degli arti superiori come, per esempio, il baseball, il canottaggio, la ginnastica, il lancio del giavellotto, il lancio del peso, la lotta, il nuoto, la pallavolo, il sollevamento pesi, il tennis ecc.

Nemmeno i sedentari comunque sono del tutto esenti dal problema; alcuni difetti di postura, associati ad attività professionali che impongono dei vizi di posizione, possono alla lunga andare incontro a un incremento della cifosi dorsale (ovvero, in termini meno tecnici, portano a “ingobbirsi”), un atteggiamento posturale che proietta in avanti le spalle e sottopone la cuffia dei rotatori a un’eccessiva tensione.

Sintomi della sindrome della cuffia dei rotatori

Inizialmente la sintomatologia è lieve, tanto che il soggetto molto spesso non ritiene necessario intervenire; con l’andare del tempo però la situazione degrada e movimenti banali come possono essere il pettinarsi, il tirar su una cerniera lampo o l’abbottonare un vestito, possono diventare difficoltosi e fastidiosi. Se non si interviene, la funzionalità della spalla diminuisce a tal punto che si arriva alla cosiddetta frozen shoulder (la spalla congelata).

Con il passare del tempo, il dolore, generalmente avvertito nelle zone anteriori e superiori della spalla, si manifesterà durante lo svolgimento dell’attività sportive o lavorative diventando, progressivamente, persistente e intenso e si presenterà anche durante lo svolgimento delle normali attività giornaliere.

Generalmente la dolenzia tende a diminuire nelle fasi di riposo e viene avvertita durante i movimenti di abduzione e nelle fasi di elevazione dell’omero; il dolore spesso si acutizza durante le ore notturne tanto da non permettere di riposare sul lato coinvolto dalla patologia; nei casi più seri il dolore può essere anche causa di risveglio notturno.

A seconda della gravità della patologia, oltre alle manifestazioni dolorose, può essere presente una notevole debolezza del braccio. I riflessi dolorifici limitano notevolmente la funzione articolare della spalla.

La rottura della cuffia dei rotatori

La manifestazione più grave della sindrome della cuffia dei rotatori è sicuramente la rottura; questa può essere provocata dalla progressiva degenerazione tendinea indotta dall’impingement sub-acromiale oppure da eventi traumatici quali una lussazione o una frattura.

La diagnosi della sindrome della cuffia dei rotatori

La diagnosi di una lesione della cuffia si avvale della storia clinica del soggetto, dell’esame obiettivo e delle indagini radiodiagnostiche (a seconda dei casi il medico potrà richiedere una radiografia, un’ecografia o una risonanza magnetica); se il medico lo ritiene opportuno potrebbe far effettuare un’artrografia (una radiografia che viene eseguita dopo aver iniettato un mezzo di contrasto nella zona da esaminare).

Lo specialista potrà inoltre valutare la situazione facendo effettuare al paziente alcuni test di vario tipo per simulare il conflitto tra acromion e cuffia dei rotatori così da capire se all’origine della rottura vi sia una sindrome da conflitto della cuffia dei rotatori.

Il trattamento della sindrome della cuffia dei rotatori

Nei casi meno gravi, i problemi alla cuffia dei rotatori possono essere risolti con una terapia a base di farmaci a effetto antinfiammatorio (come, per esempio l’ibuprofene), riposo e appropriato trattamento fisioterapico. In alcuni casi, se lo specialista lo ritiene opportuno, si potrà ricorrere a infiltrazioni di cortisonici nello spazio della borsa sub-acromiale.

Ovviamente, le attività che hanno provocato il quadro clinico potranno essere riprese soltanto quando esso sarà completamente risolto.

Nel caso in cui il quadro clinico sia stato provocato da una protuberanza ossea sull’estremità superiore dell’acromion è possibile intervenire mediante chirurgia artroscopica. L’intervento è relativamente semplice e l’ospedalizzazione è molto breve. Molte volte, un tale intervento risolve definitivamente il quadro patologico.

Nel caso di rottura della cuffia, si dovrà intervenire chirurgicamente. Le modalità di intervento chirurgico dipendono sia dalla gravità del quadro clinico sia dalle condizioni generali di salute del soggetto sia dalle richieste funzionali dell’articolazione coinvolta (nel caso di persone giovani la riparazione chirurgica è sempre consigliata, mentre in persone molto anziane si dovranno fare considerazioni più generali, anche se, ovviamente, nel caso di dolore persistente e invalidante è sempre consigliabile intervenire, indipendentemente dall’età).